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La psicologia del cambiamento applicata al Trading

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  • La psicologia del cambiamento applicata al Trading

    Articolo pubblicato da:
    Editore Le Fonti nel libro "Guida Forex 2012"
    Finanza e Diritto - 19 Dicembre 2011
    Tade QQQ - 18/11/2016




    Fino a 2-3 anni fa in Italia non si sentiva neppure parlare di "psicologia del trading".
    Sotto l’onda del successo americano di tutta una serie di inchieste, ricerche, libri, corsi anche nei nostri lidi è finalmente comparsa questa problematica.

    Comunque sia, dopo ormai decenni di studi, non si può certo più prescindere né dalla Finanza Comportamentale né dalla Psicologia del Trading.
    Persino la Teoria del Mercato Efficiente (Efficient Market Hypothesis), rigida e schematica, che fino ad una quindicina di anni fa era Vangelo, si è modificata e tradotta nella Teoria di Mercato Psicologico, fluida e illimitata, in cui le nostre decisioni si scontrano/confrontano/modellano condecisioni di altri trader.

    La conseguenza fondamentale è la concezione che il nostro sistema decisionale (e il conseguente stato emotivo derivante dalla decisione) costituiscono il substrato per la formulazione magari del prossimo prezzo di mercato.
    Si è capito come nel “tradare” tutto venga messo in gioco: la nostra psiche, i nostri valori le nostre credenze, bisogni, sicurezze, convinzioni, abitudini, preconcetti ecc. Il trading coinvolge e fa da specchio a tutta la nostra personalità.

    Famosi sono tre studi:

    Il primo studio, sulla Euristica della Disponibilità, analizza come le persone valutino le probabilità di un evento giudicandolo su una base istintiva/esperienziale e non sulla base delle probabilità matematiche effettive. E ciò provoca sempre una sottostima dei rischi effettivi.
    Su questi studi è basato, ad esempio, l’enorme business delle lotterie e dei gratta e vinci.
    Nessuno accetterebbe di investire così come migliaia di persone investono quotidianamente dal tabacchino!
    Nel trading, un modello simile, è quello che porta nel trading al “io ci provo come va...va”..... al “questa è la volta buona” al “tengo questa posizione perché il mercato girerà” ecc.

    Il secondo studio, sulla Dissonanza Cognitiva, spiega come le persone sperimentano una dissonanza essenzialmente in concomitanza con una decisione importante, che è sempre legata ad un coinvolgimento personale molto stretto.
    La dissonanza crea un disagio psicologico e costituisce una motivazione a cercare le modalità per eliminarlo.

    La Teoria della Dissonanza Cognitiva è sorta come tentativo di formalizzare nell’ambito di un modello una delle constatazioni che emergono quotidianamente nell’esperienza comune: le persone tendono in generale ad essere coerenti con se stessi nel modo di pensare e di agire.
    Quando questa coerenza manca si crea uno stato di disagio che l’attività mentale cerca di eliminare (o almeno di attenuare) con varie forme di ristrutturazione cognitiva.

    Ciò è continuamente presente nel trading: ad una operazione perdente di solito un trader associa una serie di emozioni/reazioni: a livello monetario (perdita), a livello psicologico (ho avuto torto), a livello emotivo (sono un perdente), che appartengono alla “fascia del dolore”.
    Lo stesso concetto vale, ripetuto al contrario, per una operazione vincente che viene associata alla “fascia del piacere”.
    Ma esse sono tutte reazioni fuori dal nostro schema di equilibrio e comportamentale.

    Al concetto di Perdita vengono associati inconsciamente elementi negativi e quindi di dolore/morte.
    Al concetto di Profitto vengono associati degli elementi positivi e quindi di piacere/vita.
    La razionalità perde di forza e acquistano maggior valenza gli impulsi primordiali fuga/salvezza o di supervalutazione personale.

    La relazione psicologica fondamentale ci spiega come mai fare trading e’ cosi difficile a livello emotivo e le sua relazione con la dicotomia piacere/dolore.
    L’autostima è fortemente chiamata in causa da tali fenomeni, così come fortemente è chiamata in causa l’accettazione degli errori.
    In un ormai vecchio ma famosissimo sondaggio/studio americano, venne provato come questa accettazione sia molto più difficile per gli uomini che per le donne (all’errore, al trade perdente, viene associato psicologicamente una “perdita di virilità”).

    Il terzo studio deriva dalla Teoria della Prospettiva (Prospect Theory) formulata nel 1979 dai premi Nobel Daniel Kahneman e Amos Tversky.
    Analizza in che modo le decisioni vengano prese quando ci troviamo di fronte a delle scelte e spiega perché la maggior parte degli investitori non riesce spontaneamente a seguire la nota regola o consiglio di Borsa: “tagliare le perdite e far correre i profitti”.

    Da un punto di vista razionale ed oggettivo, ad esempio, il fatto di perdere 100 euro o di guadagnare 100 euro, dovrebbe produrre un pari livello di insoddisfazione/tristezza o di soddisfazione/gioia.
    In pratica invece non è così: le decisioni vengono prese sulla base di funzioni di valore aleatorie.

    I tre errori indicati nella Prospect Theory sono:
    - L’avversione verso la sconfitta (la sofferenza per una sconfitta è circa due volte più grande della gioia per una vittoria)
    - Asimmetriche preferenze per il rischio (si preferisce non chiudere le posizioni in perdita mentre si chiudono presto quelle in guadagno)
    - Falsa valutazione delle probabilità (pensando che eventi meno probabili possono capitare più di quanto si possa pensare).

    In conclusione, in Borsa l’investitore è generalmente propenso a correre quelli che giudica bassi rischi, e quindi chiude la posizione, non appena riesce a guadagnare virtualmente anche poco, ma accetta di aumentare i rischi rimanendo in posizione, quando realizza perdite virtuali.



    Chiudendo questo discorso (che è solo uno sfiorare questo enorme ed interessantissimo argomento), vorrei comunque ricordare ai colleghi traders come noi siamo un tutt’uno.

    Nulla nella nostra mente è separato.
    Siamo la somma di tutto. E la somma è maggiore delle parti.

    La psicologia del Trading di cui qui si parla, non è altro che l’approfondimento del “SE”.
    Si deve sottoporre non solo il “metodo” usato alla prova, ma anche il “come lo si usa”, come reagiamo al suo uso e dietro quali porte ci nascondiamo.
    Il metodo è la macchina. Ma ci vuole un abile guidatore.

    Un pilota di Formula 1 fa esercizi sul “SE”, uno scienziato fa lo stesso, un'atleta olimpico idem.
    I migliori traders che ho conosciuto o che avrei voluto conoscere e di cui ho solo letto, hanno migliorato ciò che facevano ed a volte addirittura invertito la propria posizione da perdente a vincente, cercando di capire se stessi.
    La neurologia ha provato che i percorsi neuronali sono modificabili. Noi costruiamo le strade che percorriamo.
    Noi costruiamo la nostra realtà!
    Più conosci te stesso più migliori le tue prestazioni. E questo in ogni campo.
    E conoscere se stessi è l’unico modo per essere flessibili e per continuare ad imparare.

    Nonostante il progresso della nostra conoscenza, il futuro sarà sempre meno prevedibile e quindi, per vivere nel mondo d’oggi, è necessaria molta più immaginazione di quella di cui siamo abituati o accettiamo.
    Il cambiamento richiede coraggio. L’immaginazione richiede coraggio.
    Noi percepiamo gli eventi, storici e attuali, in modo distorto e gli errori che facciamo sono provocati dalla nostra continua ricerca di conferme (che ci danno sicurezza) e dalla negazione di ciò che non dà conferma (il nuovo mette paura).

    Come dice Umberto Eco: “Conta di più concentrarsi sui libri non letti e trattare la conoscenza come un’apertura all’improbabile, piuttosto che come un tesoro o uno strumento per aumentare la propria autostima.
    ”Noi non possiamo prevedere gli errori che commettiamo quando abbiamo a che fare con il futuro (nel sociale, nel personale, nella professione, nell’ego, nel trading).
    Esso sono dovuti agli “ancoraggi” a certe previsioni preconcette, anziché all’apertura verso il “possibile”.

    Come dice Nicholas Taleb l’effetto sorpresa di un Cigno Nero, sempre sovversivo, può essere sovvertito trasformandolo in Cigno Grigio ovvero accettando l’idea generale della possibilità che si verifichi.
    Rimanendo sempre aperti ad ogni possibilità.

    E insieme a Taleb concludo che anche noi, nel nostro piccolo, siamo dei Cigni Neri, Unici e Imprevedibili.






    https://www.mql5.com/en/signals/author/ethicaltrading
    http://www.myfxbook.com/members/EthicalTradingFX

  • #2
    Magistrale, straordinario. Sono senza parole. Questi sono geni naturali. La stessa sensazione che si prova in una notte stellata. La contemplazione dell'immenso che per un attimo sentiamo nostro... ma solo per un attimo

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    • #3
      Non so se mi prendi in giro o se veramente apprezzi l' articolo da me scritto: spero nel secondo caso, quindi ringrazio
      https://www.mql5.com/en/signals/author/ethicaltrading
      http://www.myfxbook.com/members/EthicalTradingFX

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      • #4
        Come puoi pensare che sia una presa in giro meled? Ti ringrazio di aver scovato e condiviso un articolo un articolo intelligente come questo.

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        • #5
          Interessante e condivisibile visto che ho riconosciuto diversi problemi che ho affrontato. La riflessione finale che mi suscita è che tutte le difficoltà legate alla sfera psicologica, che inevitabilmente fanno parte anche del trading visto che siamo persone, sono comunque superabili quando sai cosa e come devi risolvere, mentre possono veramente ostacolarti alla grande quando le ignori.

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          • #6
            Originariamente inviato da fran Visualizza il messaggio
            Come puoi pensare che sia una presa in giro meled? Ti ringrazio di aver scovato e condiviso un articolo un articolo intelligente come questo.
            Anche se in ritardo, arriva la mia risposta......... Innanzitutto GRAZIE. Ma non è che l'ho scovato :-) E' mio, scritto da me e pubblicato nel libro "Guida Forex 2012" Casa Editrice "Le Fonti"
            https://www.mql5.com/en/signals/author/ethicaltrading
            http://www.myfxbook.com/members/EthicalTradingFX

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            • #7
              Caspita!!! ... noto adesso il tuo nome Stefania. Brava, non sono mai stato maschilista, ma mi hai sorpreso. Forse perché il trading è popolato da maschi, come tutti i mestieri in cui ci vogliono gli 'attributi', Hai talento nella psicologia e profondità di pensiero. Ciao.

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              • #8
                Originariamente inviato da meled Visualizza il messaggio
                Articolo pubblicato da:
                Editore Le Fonti nel libro "Guida Forex 2012"
                Finanza e Diritto - 19 Dicembre 2011
                Tade QQQ - 18/11/2016

                Mi associo, bell'articolo
                Quando ci pubblichi il resto del libro ?

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                • #9
                  Ad ogni modo interessanti argomenti. Io ho parecchio ancora da imparare ... anzi sono diabolico perché non imparo mai.... mi sono avvicinato al trading più volte nella mia vita e tutte le volte me ne sono allontanato con la coda tra le gambe e perdite ... perché non riesco a gestire l’emotività. L’ultimo avvicinamento è stato con il trading automatico proprio per ovviare al problema ma anche qui sto rimanendo molto deluso perché negli ultimi tempi ho perso fiducia nei miei algoritmi e intervengo discrezionalmente combinando pasticci.

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                  • #10
                    Io la vedo in questo modo.
                    Se non funzionano algoritmi ottenuti analizzando anni di storico, come possono funzionare trades discrezionali eseguite guardando un centinaio di candele?
                    Ad ogni modo le regole sono uno strumento che siano applicate manualmente o da un programma.
                    La differenza la fa sempre l'esperienza, se sei esperto sai perdere e sai quando bisogna aggiustare/cambiare qualcosa o quando bisogna solo pazientare.
                    www.forexelate.com - www.darwinex.com/username/CavaliereVerde - www.myfxbook.com/members/CavaliereVerde

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                    • #11
                      Originariamente inviato da CavaliereVerde Visualizza il messaggio
                      Io la vedo in questo modo.
                      Se non funzionano algoritmi ottenuti analizzando anni di storico, come possono funzionare trades discrezionali eseguite guardando un centinaio di candele?
                      Ad ogni modo le regole sono uno strumento che siano applicate manualmente o da un programma.
                      La differenza la fa sempre l'esperienza, se sei esperto sai perdere e sai quando bisogna aggiustare/cambiare qualcosa o quando bisogna solo pazientare.
                      Cavaliere, trovo davvero che tu abbia maturato un buon bagagliaio di saggezza sul “campo di battaglia”

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                      • #12
                        Originariamente inviato da CavaliereVerde Visualizza il messaggio
                        Io la vedo in questo modo.
                        Se non funzionano algoritmi ottenuti analizzando anni di storico, come possono funzionare trades discrezionali eseguite guardando un centinaio di candele?
                        Ad ogni modo le regole sono uno strumento che siano applicate manualmente o da un programma.
                        La differenza la fa sempre l'esperienza, se sei esperto sai perdere e sai quando bisogna aggiustare/cambiare qualcosa o quando bisogna solo pazientare.
                        Condivido molte considerazioni. Messo in questi termini l approccio sistematico batte a mani basse quello discrezionale.
                        ​​​​​​il punto è che l approccio statistico non è il solo elemento da considerare per valutare l operatività.
                        l esperienza e la comprensione del mercato consentono dopo un po di tempo di capire le intenzioni dei partecipanti al mercato, è su quelle non è possibile fare una valutazione statistica certa oggettiva come su un pattern.
                        Mia personalissima valutazione:-)

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                        • #13
                          Originariamente inviato da DannyWilde Visualizza il messaggio

                          Condivido molte considerazioni. Messo in questi termini l approccio sistematico batte a mani basse quello discrezionale.
                          ​​​​​​il punto è che l approccio statistico non è il solo elemento da considerare per valutare l operatività.
                          l esperienza e la comprensione del mercato consentono dopo un po di tempo di capire le intenzioni dei partecipanti al mercato, è su quelle non è possibile fare una valutazione statistica certa oggettiva come su un pattern.
                          Mia personalissima valutazione:-)
                          Credo che tu sia in buona compagnia. Pensate agli artificieri ai minatori agli scalatori, etc etc. attività che terrorizzano ben più che perdere un po' di soldi, eppure... un mestiere si impara solo col tempo e con gli errori commessi.

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